Vicino ad un albero

Oggi, riordinando, in una tasca nascosta di una vecchia agenda ho trovato un foglietto. Ecco cosa avevo scritto – errori compresi – più di quindici anni fa.

Vicino ad un albero che cresceva sulla riva del fiume c’era una grossa buca. Un giorno un bambino di nome Gabriele aveva avuto la grande idea di cercare l’acqua, proprio vicino a dove l’acqua scorreva già. Secondo lui, infatti, sarebbe stato facile trovare questo bene prezioso vicino ad un fiume, e forse avrebbe potuto realizzare addirittura una grandiosa opera architettonica che avrebbe potuto rivelarsi una piacevolissima piscina per le giornate afose, senza dover più temere la corrente del fiume, così impetuosa.

Scavò per molti giorni, sotto il sole, ma l’unico risultato che ne ebbe fu quello di farsi venire le vesciche alle mani: l’acqua sembrava irraggiungibile; doveva esserci un motivo ben valido che gli impediva di raggiungere il suo obiettivo. E infatti ciò che lo ostacolava aveva una base molto solida, di pietra: nulla poteva fare lui, con la sola forza delle mani e di qualche semplice attrezzo, contro una barriera che sembrava fatta per rimanere custode di un grande segreto.

Da chi imparano gli insegnanti

Da chi imparano gli insegnanti? Dagli studenti, naturalmente, e dal fatto di continuare sempre a studiare, per conto proprio, ma non solo.

Come insegnante imparo molto frequentando corsi, confrontando il mio metodo di insegnamento con quello dei colleghi. Non si deve mai dimenticare come si sta dall’altra parte della cattedra.

Ieri ho iniziato a seguire un corso di lingua russa. Ci avevo provato anche tredici anni fa, e ieri sera mi ricordavo ancora qualcosa, ma lo confondevo con quello che nel frattempo avevo imparato in sloveno e serbo-croato (ehm…).

La docente, Svetlana Kibizova, è bravissima, e non nascondo che proverò ad adattare le sue mappe concettuali alle mie lezioni di inglese e di tedesco.

Studiare la lingua russa 6 ore alla settimana per un mese mi permetterà di tenere la mente in allenamento, di approfondire aspetti della cultura russa, di godere del mio status di studente e di coltivare la mia inguaribile passione per le lingue.

A proposito, Dostoevskij – in realtà – si pronuncia /dəstɐˈjɛfskʲɪj/.

Mind your step

Yesterday evening the project I had been working on for over a year came to a beautiful end.

After Bassano del Grappa, where the project was presented in August last year, last weekend Dublin was the host for a priceless, unforgettable experience, that I could share with smart colleagues such as Marcel Bassachs, Eleanor Creighton and Argyris Argyrou.

I called this project Mind your step, and if you still don’t know about it, I encourage you to have a look here.

The research expressed by this project, which I wish to continue in other cities in the future, started years ago with another project, Entrata d’emergenza.

The two projects have something important in common: the belief that movement creates centres and that there is a close relationship between dance, urban planning and walking.