Mauro Casappa su West End

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Amy Bell in un momento di West End (ph. Matteo Abati)

Il compositore Mauro Casappa ha curato il progetto sonoro di West End, il nuovo spettacolo di Compagnia Chiara Frigo che sarà in scena giovedì 25 agosto alle ore 21 al Teatro Remondini di Bassano del Grappa.

Mauro Casappa ha realizzato un’opera che si fonde perfettamente con la scena e con il singolare uso che questo spettacolo fa del linguaggio del tip-tap. Ecco come mi ha raccontato la sua esperienza.

“Il progetto sonoro e musicale per West End è un chiaro esempio di una svolta, da me intrapresa da qualche anno, che mi ha portato sempre più a privilegiare il “come” rispetto al “cosa”. E’ da molto tempo che rifletto sulla necessità, da parte del mondo musicale e dell’arte in genere, di evitare con molta attenzione i cliché per cercare, per inventare forme nuove, nuove modalità di indagine e di fruizione sia dei suoni che della musica. In West End confluiscono in pieno almeno due aspetti della mia ricerca personale, che in questi anni si è orientata soprattutto in ambito audio: la diffusione multicanale attuata ed eseguita in real time e l’indagine sonora tramite l’amplificazione di materiali “altri” (bottiglie, sedie, tavoli, utensili sia elettrici che meccanici, giocattoli) talvolta anche di grandi dimensioni (pareti, pavimenti, macchinari industriali, alberi d’alto fusto) con l’uso di trasduttori di vibrazione. Gran parte dell’ assetto sonoro dello spettacolo è costituito da elementi, soprattutto sul versante ritmico, di una semplicità assoluta. Questo mi consente di mettere in atto, in ogni replica, degli interventi piuttosto significativi per seguire al meglio le azioni e la danza di Amy sulla scena. Credo di poter dire che ogni replica fatta finora, dal punto di vista sonoro, sia stato un capitolo a sé, con varianti talvolta molto evidenti. Il programma di editing audio che uso ormai da diversi anni mi consente di inviare ogni elemento della mia “tavolozza” di suoni e musiche, in qualsiasi momento, sia nella classica configurazione d’ascolto stereofonica che in una più complessa diffusione a quattro canali indipendenti, con un routing del suono tra le quattro casse estremamente dinamico e veloce. In pratica, l’ascoltatore (a patto che sia sufficientemente attento anche a questo aspetto del suono, il che non è detto…) ha la netta sensazione che suoni e musiche “viaggino” nello spazio che gli sta intorno. Amy, inoltre, danza il tip tap su un pavimento amplificato: qui la tentazione, da parte mia, di usare gli impulsi emessi dai suoi passi, e captati dai trasduttori, come segnali d’ attivazione di altri suoni è stata forte fin da subito. Ma Chiara ha preferito calmare la mia intemperante intraprendenza per optare su una più semplice amplificazione naturale, senza nemmeno l’ombra di un effetto, dei passi di Amy, da usarsi, tra l’altro, con estrema parsimonia. Devo dire, però, che ogni volta che mi capita di alzare quel volume è per me una forte emozione, che mi auguro si trasmetta, almeno in parte, anche al pubblico.” (Mauro Casappa)

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Why tap dance? Amy Bell on West End

As the show West End by Compagnia Chiara Frigo is about to go on stage again (25 August at 9 pm, Teatro Remondini, Bassano del Grappa, Italy), I wish to share these reflections by the outstanding solo performer Amy Bell about the use of tap-dancing in the show. Below you will find my transcript of the recording.

[Amy Bell]

Soo… Why tap-dancing? West End primarily works with a vocabulary of tap-dancing and that was something that excited me very much about the project, although I have danced tap from when I was a tiny child, from an age of about 6 maybe to 18. I did it quite seriously as a hobby, I did competitions, an exam, it was something I was actually quite embarrassed about, as a contemporary dancer something I thought I should keep quiet, ’cause it didn’t seem so… authentic or didn’t have the integrity I was looking for as I moved into the world of contemporary dance, somatics, antivirtuosic work, but now, returning to it as an older performer or getting to be an older performer, it’s very beautiful, I think, to look back and see where you came from and is part of where I came from and it’s given me a lot of joy and challenge to return to see what I’ve left of that tradition in my body now: the rhythmicality, the technique, and the kind of conditioning that goes with that in the performance. But also I think something that’s been fascinating is to think about the politics around this vocabulary and why we might want to look at it now, what is the relevance now. Thinking about the resonance that it has in its peak, as a form of entertainment that became really popular supposedly in depression era America, particularly, with the vaudeville tradition moving into Hollywood and the films. Thinking about what that means for us now, facing again recently an economic collapse, thinking about the rise of political extremism, and facing death and destruction, I mean we are in some extent, and for me personally, although this West End project came first, it’s also the end of my European-ness as a British person what that means. What are we left, what are we left with? What if we were left with the most typical dance vocabulary of the west, perhaps, it could be tap. And that’s absurd, and for me it was fascinating to think of the absurdity of that and to trace the roots of that tradition and think about what it might mean now, which is maybe not so obvious. Our first thought, but as we worked on the process it was really fruitful and enjoyable process to do that, so, yeah, I’m looking forward to performing it again, getting my tap shoes on.

Buon Natale

Torre Bissara, Vicenza
Torre Bissara, Vicenza

Le luminarie natalizie, a Vicenza, scendono in una cascata scintillante dalla Torre Bissara, la torre di Piazza dei Signori, più antica della famosa Basilica Palladiana accanto a lei. La torre fu bombardata durante la seconda guerra mondiale e quindi ricostruita e restaurata a più riprese.

Ogni giorno suona 7 minuti prima di mezzogiorno e 7 minuti prima delle 18. Abito e lavoro qui vicino da quest’estate, ma me ne sono accorta da poco.

Auguro a tutti un periodo di serenità, in cui potersi prendere il lusso di notare anche i dettagli fuori orario.